Adeguamento della pensione? Sì, grazie.

“C’è solo una ragione per non adeguare l’età pensionabile alla speranza di vita: la prossima campagna elettorale”

Non potevo che iniziare questo post con le parole del presidente dell’INPS, Tito Boeri. E non posso che continuarlo sfatando un mito che sta contagiando ed ammorbando quasi chiunque. L’Italia non è uno dei paesi europei dove si va in pensione più tardi. Anzi.

“L’Italia, infatti, ha l’età di accesso alla pensione più alta d’Europa: 66 anni e 7 mesi per gli uomini del settore pubblico e privato e per le donne del pubblico, 65 anni e 7 mesi per le donne del settore privato. Mediamente nei Paesi Ue gli uomini vanno in pensione a 64 anni e 4 mesi, le donne a 63 anni e 4 mesi: gli italiani e le italiane vanno, dunque, in pensione 2 anni dopo rispetto agli altri cittadini europei.”

Questo quanto scritto dal sindacato UIL nel documento riguardante l’età di pensionamento e i confronti fra i paesi. Cazzate. 

Perché? Perché l’età media di pensionamento EFFETTIVA è molto più bassa. Come ha giustamente ricordato in un’intervista al Sole 24 Ore il presidente dell’INPS Tito Boeri.

Queste le sue parole: “Non è vero. Bisogna guardare all’età effettiva di pensionamento, che in Italia è più bassa che in Germania e della media europea. I dati 2014 lo dimostrano: da noi si va in pensione appena sopra ai 62 anni, mentre in Germania a 65 anni.”

Una prova? Buttate un occhio all’istogramma qua sotto.

Non basta? Aggiungiamoci anche questa tabella, basata su dati e rilevazioni Eurostat.

 

E magari fosse finita qui la questione. Dobbiamo cercare di capire un punto importante. Opporsi all’adeguamento dell’età pensionabile significa penalizzare chi quelle pensioni le sta pagando adesso e le dovrà pagare in futuro. Più anni di vita senza adeguamento significano più pensioni da finanziare da parte di chi lavora.
Veramente vogliamo continuare a proteggere quella che è stata la fascia più al sicuro dalla crisi, soprattutto a spese dei più giovani?

Come possiamo pensare di parlare di crescita economica, se il nostro dibattito politico e sociale si concentra su questo? Se i sindacati non fanno altro che opporsi agli adeguamenti all’aspettativa di vita?
Dobbiamo smetterla di vivere nel paese degli arcobaleni immediati e dei temporali futuri. E’ troppo facile puntare ad ottenere la “medicina” di sollievo ora, avvelenando chi dovrà affrontarne le conseguenza fra 10-15-20 anni. Siamo veramente un popolo così egoista, così incapace di pensare ai propri stessi figli?
Vi do una notizia, le promesse di bloccare l’adeguamento non arrivano in virtù di carità sociale, non arrivano perché abbiano un senso e ve ne sia la necessità. Arrivano per comprarvi. Per comprare voi e i vostri voti.
Suvvia, lo sappiamo tutti quali fasce d’età rappresentano il grosso bacino elettorale.
L’ha detto Boeri, l’ha ripetuto Carlo Cottarelli (ex commissario alla spending review): “Non c’è spazio per cambiare il meccanismo di indicizzazione dell’età pensionabile alle aspettative di vita”.
Quale sarebbe il danno economico stimato, in caso si proseguisse nonostante gli avvertimenti?
Qua utilizzo di nuovo le parole del presidente dell’Inps: “”Se non si facesse l’adeguamento a 67 anni adesso e lo si facesse nel 2021, come prevede la clausola di salvaguardia della legge Fornero, senza più aggiornamenti successivi, da qui al 2040 la somma degli aggravi di costo arriverebbe a 140 miliardi di euro”.

Ora chiediamoci. E’ questa la giusta destinazione di somme simili? O è giunta l’ora di aprire gli occhi ed accettare la realtà?

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