Migranti, passo falso di M5S e Lega

Unione Europea

Nella votazione per la riforma degli accordi di Dublino, i 5 stelle votano contro e la Lega si astiene

Confusione, confusione everywhere. Così avrebbe detto il meme di Buzz Lightyear.

Il Movimento 5 Stelle vota contro la riforma degli accordi di Dublino. La Lega si astiene. Dopo anni di critiche, di insulti, di urla e comizi, alla resa dei conti e nel momento in cui finalmente si arriva ai fatti, fanno un balzo indietro.

Cosa prevede esattamente questa riforma? Faccio una breve sintesi, ma se avete una mezz’oretta di tempo a disposizione, qui trovate il testo ufficiale.

Innanzitutto parto col dire che la riforma era già stata approvata dalla Libe (la commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni) il 19 Ottobre scorso, ma su richiesta di 88 europarlamentari, la maggior parte dei quali di paesi dell’Europa Orientale (contrari alla riforma), è stata messa al voto nell’aula del Parlamento Europeo. E’ stata messa al voto ed ha ottenuto l’approvazione proprio ieri con: 390 voti favorevoli, 175 contrari e 44 astenuti.

Il punto importante della riforma è la cancellazione del criterio del primo paese d’accesso. Esso stabilisce il principio secondo il quale la richiesta della protezione internazionale deve essere effettuata verso il primo paese in cui il migrante ha avuto accesso. Ciò significa che lo Stato che, secondo il regolamento di Dublino, deve esaminare la domanda sarà anche lo Stato in cui dovrà rimanere il soggetto una volta ottenuta la protezione. Questo criterio ovviamente rappresenta un’enorme penalizzazione per le nazioni dell’Europa del Sud, soprattutto perché non esiste un principio del mutuo riconoscimento della protezione nell’ordinamento europeo.

La riforma prevede invece, a sostituzione del principio del primo paese d’accesso, un meccanismo automatico per il ricollocamento basato su un sistema di quote. Questo meccanismo riguarda, obbligatoriamente, tutti gli stati membri dell’UE e si basa quindi su un principio di solidarietà. Questo significa che sarà irrilevante la nazione di ingresso, funzionando in tal modo da deterrente per le “dinamiche di fuga” dei flussi migratori dell’ultimo periodo (non così breve).

Qual è il motivo dell’opposizione a 5 stelle? I migranti economici.

La nuova riforma agli accordi di Dublino non varrà infatti per i migranti che non hanno i requisiti per l’ottenimento della protezione internazionale e quelli potenzialmente pericolosi per la sicurezza nazionale. Queste due categorie dovranno avanzare la richiesta d’asilo nel paese di primo ingresso.

Ecco il nodo che sembra non andare giù alla logica pentastellata. Ma possibile che l’alternativa a fare un passo avanti sia votare per rimanere fermi sotto la grandine?

Facciamo un ragionamento sui dati. Il ministero dell’interno ha pubblicato il numero di richieste d’asilo. L’Italia nel 2016 ne ha esaminate circa 91 mila, respingendone 54 mila e accogliendo le rimanenti 37 migliaia. Questo dato ha due significati. Il primo: solo una parte del totale dei respinti ricade sotto le due categorie menzionate poco sopra. Il secondo: con la nuova riforma vi sarebbe la possibilità di trasferire tutte le richieste di protezione che hanno i presupposti. Le rimanenti dovrebbero sì essere gestite in loco, ma con l’assicurazione della copertura dei costi da parte dell’Unione Europea.

Mi crea quindi una forte confusione mentale il voto dei 5 stelle, soprattutto perché evidenza due linee politiche completamente diverse. La prima, in Italia, che chiede da anni miglioramenti agli accordi di Dublino e sta diventando sempre più restrittiva.

Il che stride con il lavoro del loro eurodeputato Laura Ferrara che, per esempio, si è impegnata notevolmente per il riconoscimento di una nuova categoria di rifugiati, i cosiddetti “migranti climatici” e che ha sempre agito sull’onda di una linea molto più “liberale”, se così possiamo definirla, rispetto alle dichiarazioni del partito in Italia.

Quindi no, non ritengo assolutamente sufficienti le giustificazioni che i 5 stelle hanno dato a questo voto sul loro blog. La Ferrara aveva contribuito inizialmente all’iter di questa di questa legge con, lo ripeto, posizioni totalmente diverse da quelle rispecchiate dal loro voto. Perché il loro voto qualcosa rispecchia, essendo lo stesso dei paesi del gruppo Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia). Sì, quelli del muro. Ed esattamente quelli che a marzo espresso la loro ostilità totale all’idea di legare i fondi europei all’adesione ad una politica europea COMUNE per i migranti. Politica che comprende l’esistenza di una suddivisione di quote di migranti da accogliere.

Solo io noto un controsenso?

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