Trump e il voluto disinteresse sul problema armi

Trump e le armi

Donald Trump non ha mai nascosto il suo supporto all’NRA

26 morti, tra cui 12 bambini. 24 feriti, tra cui 10 in gravi condizioni.
La più grave strage nella storia del Texas.
Non basta. Ancora non basta a far aprire gli occhi su un problema che sta ormai diventando l’emblema della cronaca americana all’estero.
Non basta perché quando un civile entra in una chiesa e fa fuoco con un fucile automatico sulla folla impegnata nella messa, il folle genio di Trump, dalla serietà della piattaforma di Twitter afferma che senza ombra di dubbio “Non sono le armi il problema”.
Evidentemente non è nemmeno un problema che un uomo cacciato con disonore dall’Air Force, per una storia di violenze in famiglia contro la moglie e suo figlio, denunciato per crudeltà contro animali nel 2014, avesse regolarmente acquistato e fosse in possesso di un fucile d’assalto Ruger AR-556. Nonostante la legge federale non lo permetta.
Non una pistola da difesa personale. Un fucile d’assalto.
Evidentemente ciò non rappresenta un problema nemmeno per il procuratore generale Ken Paxton, che propone la soluzione più brillante di tutte, da vero statista.
Quale? Andare in chiesa armati.

Immagino sia una coincidenza che nel 2014 fosse stato sostenuto al ballottaggio per la carica di procuratore generale proprio dall’NRA, la National Rifle Association e dalla TSRA, la Texas State Rifle Association.
E non parliamo di un sostegno di poco conto visto che l’NRA è considerata una delle più influenti lobby politiche, proprio per la capacità che possiede di distribuire voti ai candidati che appoggia.

E continuo a immaginare che sia una coincidenza che Trump abbia ricevuto 36,6 milioni di dollari di finanziamenti in campagna elettorale.
9,6 di questi milioni furono spesi proprio per campagne “pubblicitarie” a favore di Trump. 12 sono stati spesi per attacchi diretti all’altra candidata Hillary Clinton, mossi dalla paura di una nomina anti-armi alla Corte Suprema di Giustizia.
Sarà un’altra coincidenza che il 28 Aprile di quest’anno, alla vigilia dei suoi 100 giorni allo Studio Ovale Trump abbia esplicitamente dichiarato il proprio pieno supporto all’NRA.
“I will never infringe on the right of the people to bear arms.”

No Trump non infrangerà mai il diritto delle persone di portare armi, così come non infrangerà mai la possibilità dei mass-shooter di fare esattamente ciò che vogliono. Non lo farà perchè non vuole farlo, non perchè non possa. Quando il gioco politico è così grande, 26 vite sono ancora troppo poche. In fondo non sono state abbastanza nemmeno le 58 di Las Vegas. Anche in quel caso la sua dichiarazione fu molto semplice: le armi non c’entrano, è stato un atto di pura malvagità.

Evidentemente sono le persone il problema, non la loro facilità di accesso ad armi che non sono fatte per la difesa personale. Ma allora sorge un altra domanda.
Se sono le persone il problema, se, dopo la strage di Sutherland, Trump asserisce che è un problema di salute mentale, perchè nel Febbraio 2017 ha abolito la legge varata nell’ultimo periodo dell’amministrazione Obama che prevedeva una limitazione* all’accesso all’acquisto di armi da fuoco da parte di persone con disturbi psichiatrici?

E se il problema è rappresentato solamente dalla malattia mentale, com’è possibile che pur essendo proibito dalla legge federale di acquistare armi in caso di congedo con disonore, Devin Kelley abbia regolarmente acquistato il fucile d’assalto nel 2016? E’ stato possibile per un errore dell’Air Force, che non informò l’Fbi della condanna per violenze domestiche. L’avesse fatto, il suo nome sarebbe stato inserito in una banca dati federale, non permettendogli l’acquisto e il possesso legale di armi da fuoco..

 

 

*(tramite la condivisione di informazioni fra la Social Security e il sistema nazionale per i controlli sulle armi)

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